Hari J. La fine del buio. Ed. Salani, Milano 2019

Introduzione  

E' impressionante la diffusione dei disturbi psichiatrici negli Usa. Circa 1/5 degli adulti assume farmaci; circa 1/4 delle donne di mezza età soffre di depressione; circa 1/10 dei ragazzi assume stimolanti per favorire la concentrazione. E l'assunzione di farmaci oppiacei e fenomeni di sovradosaggio hanno contribuito a ridurre l'attesa di vita negli Usa. Tutto ciò che aumenta la depressione aumenta anche l'ansia. I fattori che rendono una parte della popolazione depressa e ansiosa sono gli stessi che rendono infelice una parte ancora più vasta della popolazione. C'è una continuità tra infelicità e depressione. La causa di tutto questo non è un qualcosa di irreale che sta nelle nostre menti, né uno squilibrio biochimico del nostro cervello, dovuto a chissà quale neurotrasmettitore. Sta, piuttosto, nel mondo e nel modo in cui viviamo. Questi fattori affondano le loro radici nella nostra cultura.  

 

Cap 1 

Per avere un'idea esatta dell'effetto benefico di un farmaco occorre tenere conto dell'effetto placebo e del miglioramento dovuto al tempo. Ciò che resta è dovuto all'effetto del principio attivo. Per gli antidepressivi quest'ultimo contribuisce solo per il 25% al beneficio totale (il placebo influisce per il 50%). Occorre, poi, considerare il bias di pubblicazione per cui tendono a venir pubblicati solo i risultati di successo. Inoltre, risulta che l'entità del beneficio è davvero scarsa, poco significativa. Gli effetti collaterali, invece, sono reali: fanno ingrassare, provocano disfunzioni sessuali o sudorazione eccessiva. In uno studio pubblicato su Lancet si concludeva che gli antidepressivi non dovevano più essere somministrati agli adolescenti.   


Cap 2 

Il più ampio studio sugli effetti della serotonina non ha dimostrato alcun rapporto con la depressione. La teoria della serotonina è una menzogna. Spesso sono le aziende stesse, in palese conflitto di interesse, a condurre gli studi sui loro prodotti. I ricercatori sono finanziati dall'azienda. I resoconto sono scritti dagli addetti dell'azienda. I funzionari degli enti di controllo sono pagati, negli Usa, per il 40% del loro stipendio dalle ditte farmaceutiche (in UK per il 100%). Le regole per l'approvazione dei farmaci sono pure scritte dalle aziende. Basta che ci siano 2 studi sperimentali che indichino la presenza di un qualche effetto favorevole. NB Potrebbero essercene 998 che dimostrano che il farmaco non funziona. Negli adulti aumenta il rischio di morte, di ictus e diabete di tipo 2. Se si smette danno, nel 20% dei casi gravi sintomi di astinenza. I miglioramenti, quando appaiono, sono solo iniziali. Nel seguito quasi tutti restano depressi o ansiosi.   


Cap 3

Un tempo, secondo il Dsm, giunto alla 5' edizione, il lutto che durava fino a 1 anno non veniva classificato come depressione. Oggi questo limite temporale è stato ridotto a sole 2 settimane. Qualsiasi altra situazione angosciosa, invece, non fa eccezione e fa scattare la diagnosi di depressione. A proposito di depressione e ansia, dovremmo smettere di parlare di salute mentale e parlare, invece, di salute emotiva: si tratta, infatti delle nostre emozioni. Nel Dsm del 2015 si è eliminata del tutto l'eccezione del lutto. 


Cap 4 

Un tempo esistevano 2 visioni contrastanti sulla depressione. Da un lato ci sono i freudiani che la fanno risalire a un trauma infantile. Attraverso una terapia individuale si possono ricostruire gli avvenimenti alla base della depressione e creare una narrazione migliore della propria storia di vita. Dall'altro lato ci sono gli psichiatri per cui la depressione è semplicemente un guasto nel cervello che si può curare coi farmaci. Oggi si parla di depressione endogena quando non si può riscontrare una causa apparente, e di depressione reattiva quando, invece, sono comparsi eventi negativi nella storia personale. Vengono indagati fattori negativi comparsi nel corso dell'anno precedente. Sono importanti anche esposizioni prolungate a fonti di stress. E influiscono molto anche fattori stabilizzatori come una buona relazione con il patner e una solida rete sociale. Quando i fattori negativi si associano, le probabilità di diventare depressi si moltiplicano. Le cause della depressione vanno ricercate nell'ambiente più che nella persona. La classe sociale influisce perché aumentano i fattori negativi, lo stress prolungato e diminuiscono i fattori protettivi. Oggi il problema non viene affrontato per rimuovere le cause, ma per limitarne gli effetti, così come avviene per i problemi sociali che hanno impatti sulla salute. Si assume che il sistema socio-economico-culturale sia immodificabile e che non si possa far altro che adattarsi ad esso, magari con l'aiuto di farmaci di dubbia efficacia. In realtà occorre tener conto che le cause del disagio mentale sono bio-psico-sociali.   


Cap 5-6 

Tutte le cause psicologiche e sociali sono forme di disconnessione, qualcosa di cui siamo stati privati. 1' causa: una prima causa è una sconnessione da un lavoro gratificante. In un'indagine effettuata in 142 Paesi il 13% afferma di tenere al proprio lavoro, è appagato e dà un contributo positivo all'azienda. Il 63% dichiara di essere indifferente rispetto alla propria occupazione. Investe tempo, ma non energia e passione. Il 24% è attivamente disinteressato, più o meno deciso a danneggiare l'azienda. Eppure, questa cosa chiamata lavoro che l'87% di noi non ama fare assorbe una fetta sostanziale delle nostre vite. Marmot ha dimostrato che c'è un rapporto stretto tra scala gerarchica nell'ambiente lavorativo e depressione o infarto. Esiste un gradiente sociale. Quando il lavoro è più gratificante, la vita è più pienaA proposito di meritocrazia lo stress peggiore è non assumersi responsabilità, dover sopportare una mansione monotona, alienante. L'esautorazione è alla base dei disturbi di salute fisica, mentale ed emotiva. La mancanza di controllo e di equilibrio tra sforzi e ricompense (e anche di feed-back) provoca depressione.   


Cap 7 

La seconda causa é la disconnessione dagli altri. Sono tantissimi a sentirsi soli. Più ci si sente soli e + aumenta il cortisolo nel sangue. La solitudine causa depressione e ansia. Una spiegazione evolutiva consiste nel fatto che all'interno delle tribù di cacciatori-raccoglitori restare soli esponeva a gravi rischi di attacchi di animali predatori. L'evoluzione ci ha plasmati per sentirci al sicuro quando siamo connessi. La sensazione di appartenere a una comunità o di avere amici intimi è crollata negli ultimi decenni. Le strutture di assistenza reciproca, dalla famiglia al quartiere, si sono disgregate. La solitudine prolungata porta a diventare diffidenti, ipervigili, permalosi. Per mettere fine alla solitudine non bastano solo altre persone, ma anche la sensazione di condividere qualcosa che sia importante per sé e per gli altri. La solitudine non è l'assenza fisica degli altri, ma la sensazione di non riuscire a condividere nulla di importante con qualcuno. Per contrastarla occorre un senso di aiuto e protezione reciproci. La neuroscienza sociale studia come il cervello si modifica a seconda del modo in cui viene utilizzato nei diversi ambienti sociali. Le persone devono sentirsi parte di una tribù.   


Cap 8 

Un'altra causa è la sconnessione dai valori importanti Da millenni la filosofia insegna che sopravvalutare i beni materiali o il denaro o attribuire un'importanza eccessiva all'opinione altrui ci consegnano alla infelicità. Le nostre aspirazioni non dovrebbero essere materialistiche. Dovremmo aspirare a rendere il mondo un posto migliore. Chi aspira ad accumulare più oggetti e denaro per diventare più felice in realtà aumenta la probabilità di soffrire di depressione e di ansia. Ci sono 2 tipi di fattori che motivano le nostre giornate. Da una parte ci sono le motivazioni intrinseche, quelle che ci spingono a fare qualcosa per la gioia che ci dà, perché la apprezziamo in se stessa. Dall'altra parte ci sono le motivazioni estrinseche che ci spingono a fare qualcosa perché si riceve qualcosa in cambio: soldi, prestigio, fama, ammirazione, sesso. In analogia col cibo spazzatura esistono anche valori spazzatura che rovinano la nostra mente. Le motivazioni estrinseche a) avvelenano i rapporti con gli altri perché tendiamo a strumentalizzarli; b) ci rendono vulnerabili perché dipendiamo dal grado di ammirazione degli altri; c) non ci consentono di godere del piacere del momento perché restiamo in attesa dell'effetto agognato. E' la pubblicità che ci rende materialisti. I bambini sono i più vulnerabili. La depressione è diffusa perché la nostra società non è strutturata in modo che la vita, il lavoro, le attività economiche, la scuola offrano delle occasioni per promuovere i valori più importanti. Restiamo ingabbiati nel materialismo, nello shopping più o meno compulsivo.....   


Cap 9 

Un'ulteriore causa ha a che fare coi traumi infantili Ogni tipo di esperienza traumatica infantile (violenza, abuso sessuale...) espone a un maggior rischio di depressione. Maggiore è il trauma, maggiore è il rischio. Si tratta di un effetto dose-risposta. L'obesità, così come la depressione, rappresenta una reazione normale a esperienze di vita anormali. Non è uno squilibrio di serotonina o dopamina, anche se questo può essere un meccanismo intermedio necessario. A lungo andare i farmaci risultano inefficaci per i depressi quanto il digiuno lo è per gli obesi. I traumi infantili sono fattori di natura psicologica. Viene data una spiegazione di questo tipo. Di fronte ai maltrattamenti degli adulti ti senti impotente. Arrivi a pensare di meritarteli e di essere colpevole. Quindi attui comportamenti autodistruttivi    


Cap 10 

Un'altra causa è la sconnessione dallo status e dal rispetto La depressione è anche una reazione al senso di umiliazione che il mondo moderno infligge a molti di noi. E' legata alla classe sociale, così come nelle società molto gerarchiche dei babbuini. E' legata alla disuguaglianza. Tanto più le disuguaglianze sono acute, tanto più è diffusa. I poveri ne fanno le maggiori spese, ma tutti ne sono colpiti. Più iniqua è la società e più diffuse sono le malattie mentali. Oggi viviamo con divari di posizione socio-economica più grandi di quelli dell'intera storia umana. Otto miliardari da soli hanno un patrimonio maggiore di quello della metà inferiore dell'intera umanità. 


Cap 11 

Un'altra causa è la disconnessione dal mondo naturale Trasferirsi in città da un'area rurale ricca di verde comporta un aumento dei disturbi mentali. Viceversa, trasferirsi da un'area urbana a un'area rurale ricca di verde provoca una diminuzione dei disturbi mentali. Nei quartieri più verdi c'è meno stress e disperazione. Il fatto è che siamo animali che si muovono da molto prima di diventare animali che parlano. L'esercizio fisico riduce la depressione e l'ansia. La spiegazione sarebbe data dal fatto che, immersi in un ambiente naturale, diventa più facile ridimensionarsi, riconoscersi piccoli di fronte alla vastità di orizzonti che si estendono a perdita d'occhio. La ricerca non va nella direzione di approfondire questa ipotesi perché è molto difficile commercializzare il contatto con la natura. L'industria farmaceutica non è interessata. Gli Stati, però, dovrebbero esserlo. 

 

Cap 12 

Un'altra causa consiste nella disconnessione da un futuro promettente e sereno E' l'impressione di non avere un futuro a rendere depressi. Negli ultimi 30 anni in quasi tutto il mondo occidentale questo tipo di incertezza ha caratterizzato il lavoro di un numero crescente di persone. Siamo passati dal proletariato al precariato, una condizione in cui non si sa quanto durerà il lavoro in cui si è impiegati. Non si possono fare progetti per il futuro. Ci è stata tolta la possibilità di pianificare l'avvenire. In un primo tempo la precarietà ha colpito i lavoratori con una retribuzione peggiore. In seguito ha coinvolto settori sempre più ampi dei lavoratori, anche quelli del ceto medio. Lo si chiama lavoro "autonomo" o "temporaneo", come se avere un'occupazione stabile fosse una cosa da nulla, qualcosa di insignificante.   


Cap 13 

Qual è il vero peso dei geni e dei cambiamenti cerebrali? Esistono anche cause biologiche della depressione. A proposito dei disturbi mentali, non chiedere cosa c'è dentro la tua testa, ma chiediti dentro cosa è la tua testa. La depressione e l'ansia, così come si deduce da studi su gemelli omozigoti rispetto a quelli eterozigoti, è ereditaria nel 30-40% dei casi (studiano le differenze esistenti nei 2 gruppi: la p che un gemello sia depresso condizionata al fatto che l'altro lo sia). NB ricordare, però, che i geni vengono attivati o disattivati dalle esposizioni ambientali. Se hai determinate caratteristiche genetiche sei più esposto al rischio di depressione, ma solo se interagisci con un certo ambiente. Quindi i geni aumentano il rischio, ma non sono, di per se stessi, la causa. Secondo diversi studiosi la depressione endogena è un fenomeno raro, potrebbe riguardare 1 paziente su 20. La depressione bipolare o maniacale ha una certa componente genetica più accentuata, ma è a sua volta condizionata da fattori psicologici e sociali. Ti può sembrare di avere tutto ciò che serve secondo i canoni della società, così da non riuscire a spiegarti i motivi della depressione. Ma, talvolta, i canoni della società sono sbagliati (ad esempio, i valori spazzatura).  Se consideri la depressione una reazione al nostro sistema socio-economico sei più disponibile all'empatia verso chi si ammala perché sei consapevole della comune vulnerabilità. Per la politica, riconoscere la vera causa della depressione significa riconoscere i propri sbagli (a proposito del sistema politico neo-liberale) e adottare strategie di riforme radicali. Per le aziende farmaceutiche la pratica clinica e la ricerca non possono che andare lungo la direttrice già segnata perché è quello che coincide coi loro interessi. Ma per i depressi il discorso è diverso. Inquadrare la depressione come malattia di natura biologica tende a esautorarli, in quanto difettosi. Inoltre, condanna all'insignificanza la loro angoscia. Invece l'angoscia è razionale e sensata. Infatti, non è certo segno di buona salute mentale essere bene adattati a una società malata. 


Cap 14-15 

Qual è la natura del problema depressione? L'autore sostiene che sia lo stile di vita, ma più alla radice ha a che fare con il sistema socio-economico-culturale. Per chi è funzionale questo sistema? La cura non consiste negli antidepressivi, ma in rinnovamenti radicali. Ci troviamo in una situazione difficile perché viviamo in un'epoca in cui, purtroppo, abbiamo perso la fiducia nella nostra capacità di provocare cambiamenti collettivi. Abbiamo bisogno di scopi da condividere e perseguire.   


Cap 16 

E' importante combattere contro la solitudine Riconnettersi con gli altri, uscire dal proprio individualismo. La ricerca di soluzioni individuali rapide è una trappola. La soluzione della compressa è sintomo dell'egemonia dell'individualismo. Investire le proprie energie per far sentire meglio qualcun altro è l'antidoto migliore contro la depressione e il suo aggravamento. Rinsaldare i legami con la famiglia, i vicini, gli amici, la società, adoperarsi per la comunità, per gli altri anche se sono lontani.  


Cap 17 

La natura assume un ruolo importante. Condividere i problemi e le gioie degli altri comporta di togliere l'attenzione ossessiva da se stessi e dalle proprie preoccupazioni. E' molto tonificante immergersi nella natura e dedicarsi alla sua tutela. Un approccio diverso rispetto alla prescrizione di farmaci è il social prescribing (non è redditizio per le case farmaceutiche), ad esempio, l'orticoltura. L'ascolto è importante perché, se il problema è fisico, occorre curare il disturbo fisico. Se, viceversa, il problema è esistenziale, bisogna cercare di risolvere il problema esistenziale. Bisogna soddisfare le esigenze emotive delle persone per aiutarle a guarire dalla depressione e dall'ansia. Quando sei connesso con coloro che ti circondano recuperi la tua natura umana.   


Cap 18

E' importante un lavoro gratificante Sembra paradossale. Passiamo gran parte della vita lavorando, eppure l'87% di noi prova disinteresse o addirittura rabbia nei confronti del proprio lavoro. NDR si parla di lavoro stupido, molto controllato e poco autonomo. C'è rischio di trasformare in schiavitù il lavoro salariato. Esistono, per fortuna, anche le cooperative democratiche: ci si divide il lavoro e si spartiscono i profitti. Secondo M. Marmot non è il lavoro a farci ammalare. Sono altre 3 cose: 1 la sensazione di essere controllati, di essere un ingranaggio insignificante; 2 la sensazione di uno squilibrio tra sforzi e ricompensa, di non essere riconosciuto; 3 la sensazione di essere in uno status sociale inferiore, in fondo alla gerarchia. La diffusione delle cooperative avrebbe un effetto anti-depressivo. Diminuirebbe il senso di precarietà, l'incertezza sul futuro.  


Cap 19 

Quali sono i valori importanti? I valori importanti non sono gli oggetti da esibire, il denaro, la notorietà. Questi sono, piuttosto, il portato dell'inquinamento mentale ad opera della pubblicità, che ci condiziona facendoci credere che la felicità deriva dall'acquisto di oggetti. Il materialismo è correlato con ansia e depressione. I vestiti firmati permettono di essere accettati dal gruppo dei teen-ager e conferiscono un certo status invidiabile. Nella nostra cultura è la norma diventare materialisti. Se rispondessimo a queste 2 domande 1 per cosa spendi i tuoi soldi? 2 cosa ti sta davvero a cuore? metteremmo in evidenza comportamenti contraddittori. L'acquisto dà un'euforia effimera, non un appagamento a lungo termine. Sono rare le occasioni in cui veniamo invitati a analizzare le motivazioni intrinseche, a riflettere su ciò che più conta nella vita e a parlare di bene comune. Non diamo né creiamo spazio per queste discussioni fondamentali. La vita non è un gioco a somma 0. Bisogna scoprire la gioia compartecipe. Bisogna vedere la felicità altrui come occasione di gioia anche per noi. Nella vita, purtroppo, ci saranno spesso motivi per essere infelici. Ma se si riesce a rallegrarsi anche per la felicità degli altri, ci sarà sempre una scorta di felicità a disposizione anche per noi.   


Cap 20 

E' importante la gioia compartecipe. E' la nostra cultura che tende a far crescere l'invidia. Siamo, infatti, abituati a competere e confrontarci cogli altri e trasformiamo l'esistenza in un gioco a somma 0. Se invece imparassimo a rallegrarci per la gioia e i successi degli altri, avremmo a disposizione una scorta di felicità nemmeno immaginabile.  


Cap 21

 Dobbiamo riconoscere e superare i traumi infantili Esistono anche fattori psicologici che contribuiscono alla depressione e all'ansia. Ad esempio, vengono menzionati traumi infantili come trascuratezza, maltrattamenti e violenza.   


Cap 22

 Occorre restituire il futuro Sono tante le motivazioni per proporre un reddito di base universale incondizionato. Lo scopo di uno stato assistenziale non dovrebbe essere tanto quello di ripescare chi è caduto e sta per affogare, ma di evitare che la gente cada e possa annegare. Se l'insicurezza, lo stress, la depressione e l'ansia dipendono dal fatto di non avere abbastanza soldi per tirare avanti, si potrebbero distribuire dei soldi. Gli studenti studiano più a lungo, hanno rendimenti migliori, i bimbi piccoli sono più accuditi. Si esce dalla trappola della disoccupazione" e da quella del lavoro". Per la prima volta le persone potranno licenziarsi da lavori degradanti e umilianti. E' uno strumento per restituire il futuro a persone ormai incapaci di vederne uno possibile. Sembra un'utopia. Ma la crisi è profonda. NDR occorre prendere posizione, essere militanti attivi, protestare perché il potere istituzionale, quello finanziario e militare non hanno alcun interesse a modificare lo status quo. Si sono ottenuti successi per la schiavitù, la parità femminile, i diritti degli omosessuali. Bisogna lottare anche per la povertà e la disuguaglianza.


  Conclusione 

Non si può concludere che tutti gli anti-depressivi siano dannosi. Alcuni autorevoli psichiatri affermano che danno un sollievo temporaneo a una piccola percentuale di pazienti. Certo non rappresentano la soluzione per la maggior parte dei pazienti, anche se questa è la versione prevalente che si tende a diffondere, dal momento che ha permesso alle grandi case farmaceutiche di guadagnare più di 100 miliardi di dollari. Per l'OMS "la salute mentale si produce a livello sociale: la sua presenza o assenza è soprattutto un indicatore sociale e dunque richiede soluzioni sociali, oltre che individuali." Per l'Onu (pag 358) "il racconto bio-medico dominante sulla depressione si basa sull'uso distorto e selettivo di ricerche che producono più danni che benefici, indebolendo il diritto alla salute, e che vanno abbandonate. .....Benché i farmaci abbiano una certa efficacia dobbiamo smettere di usarli per risolvere problemi che sono strettamente legati a fattori sociali. Dobbiamo spostare "il punto focale dagli squilibri biochimici agli squilibri di potere". NDR Per via di tutto ciò che siamo abituati a sentire nell'ambito della nostra cultura, le dichiarazioni dell'Oms e dell'Onu potrebbero essere scambiate per un manifesto delirante di qualche attivista esaltato che demonizza le multinazionali del farmaco. Onu e Oms ci danno un esempio di come le istituzioni sovranazionali possano avere una funzione emancipatrice. Abbiamo bisogno di puntare su istituzioni di questo tipo se vogliamo affrontare la crisi attuale. Abbiamo bisogno di una comunità, di potere credere in valori importanti, di un lavoro sicuro e gratificante, della natura, del rispetto, di un futuro possibile. In un mondo convinto del fatto che la società non esista, l'idea che la depressione e l'ansia abbiano radici sociali sembra bizzarra. Eppure sono problemi collettivi provocati da disfunzioni culturali e sociali. Depressione e ansia sono sintomi importanti che ci segnalano la necessità di migliorare la nostra società.